Per capire perché oggi dipingo ad acquarello, devo tornare un po’ indietro nel tempo.
Ero una bambina curiosa e, fin da molto piccola, innamorata dei colori e del disegno. Mia madre mi ricorda spesso quello che lei definisce il mio primo e unico furto. Avevo circa tre anni. Eravamo in giro per il centro di Como ed entrammo in una cartoleria molto rinomata all’epoca. Mentre lei faceva acquisti, io – in silenzio – infilai nel suo sacchetto una scatola di latta Caran d’Ache. Una volta tornate a casa, tutta soddisfatta, presi la mia “refurtiva”. Ovviamente fui subito scoperta, sgridata e riportata in negozio per restituire il bottino. Tra le mie lacrime e le scuse di mia mamma, non ricevemmo né una parola né un grazie.
Ancora oggi lei conclude sempre il racconto dicendo: “Potevi tenerla! Neanche mi hanno detto grazie!” Poi, dopo una pausa: “Ma almeno hai capito che per avere le cose bisogna prima pagarle.” Ogni volta che ci ripenso mi viene da sorridere.
Da sempre, quindi, sono stata affascinata dai colori.
Alle elementari venivo spesso rimproverata perché decoravo i quaderni con greche separatrici tra un problema di matematica e l’altro (ed erano pure a tema: frutta, vestiti, quello che capitava!). Oppure mi perdevo completamente nel mio mondo, finché il silenzio improvviso non mi faceva accorgere che tutta la classe mi stava osservando.
Ero una bambina timida, immersa nei miei pensieri.
Gli acquarelli arrivarono proprio alle elementari, grazie a una maestra molto creativa che ci faceva sperimentare tantissimo, in ogni ambito. I primi furono i classici acquarelli a pastiglione tondo; quelli “veri”, più professionali, arrivarono invece alle superiori. Frequentavo un istituto d’arte e avevamo molte ore di laboratorio, dedicate alle tecniche. Il primo approccio con l’acquarello non fu idilliaco: la stesura doveva essere perfetta, senza macchie. Iniziammo con il cerchio cromatico e poi una quantità infinita di tavole su piccoli quadratini per studiare la teoria del colore.
Qui di seguito delle foto di tavole fatte in prima superiore.




Usavamo il colore in tubetto e imparavamo a diluirlo, a gestire l’acqua per ottenere tonalità più chiare o più scure. Le tavole erano così tante che, una volta ottenuto il colore giusto, lo conservavamo nelle scatoline di plastica dei rullini fotografici.
Sì, lo so: sembra di parlare di cent’anni fa… Forse è davvero così. Per molto tempo gli acquarelli furono accantonati. Ne avevo un ricordo noioso, rigido. Li ho riscoperti durante un corso post diploma di illustrazione a Milano.
Lì abbiamo rivisto le tecniche, ma questa volta legate alla rappresentazione illustrata: editoriale, grafica, per l’infanzia e soprattutto naturalistica. Proprio in quest’ultimo ambito una docente mi ha letteralmente rapita. Rappresentavamo piante, fiori, insetti e animali, lavorando molto sulla resa delle superfici, in particolare dare l’effetto pelliccia. Finita la specializzazione, il mio desiderio era diventare illustratrice naturalistica. Ho partecipato a concorsi, inviato curriculum e portfolio, ma le risposte tardavano ad arrivare. Per bisogno di indipendenza ho iniziato altri lavori.
Ho fatto davvero di tutto: inizialmente la cassiera al supermercato e la commessa in un negozio, successivamente in studi dove svolgevo impaginazione, fotoritocco, fino a lavori più tecnici in un’azienda di ceramiche, dove si stampavano immagini ritoccate al computer, o in un’altra esperienza, disegni vettoriali destinati a macchine da ricamo.
Tutto questo mi ha fatto capire una cosa fondamentale: non era quello che volevo fare.
Il disegno e l’illustrazione sono sempre rimasti nel mio cuore. Così, appena potevo, frequentavo corsi, visitavo mostre e intanto cresceva la mia biblioteca di libri illustrati.
Tutte le esperienze lavorative che ho fatto mi hanno lasciato comunque qualcosa di prezioso, soprattutto nell’uso dei programmi digitali, come Photoshop. Non è stato tempo sprecato: oggi quelle competenze mi servono per sistemare i disegni una volta digitalizzati, impaginarli, prepararli per la stampa.
“Impara l’arte e mettila da parte”, si dice. È vero: tutto torna utile.
Con il tempo sono anche cambiata io. Ho imparato a conoscermi meglio, a capire cosa mi piace davvero, sia come tematiche sia come tecniche.
Se c’è una cosa che non rimpiango del progresso di internet è la quantità enorme di informazioni a cui abbiamo accesso. Una volta non era così: si andava in biblioteca, in libreria, alle mostre, ai corsi. Ora abbiamo quasi troppo e in modo troppo facile.
Sui social si vede tantissimo, a volte anche troppo, e come artisti ci si può sentire fuori posto. Ma sono convinta che dietro a molti risultati che sembrano immediati ci sia, in realtà, tanto, tantissimo lavoro.
E quindi, se anche tu vuoi imparare l’acquarello ma lo vedi come una tecnica difficilissima, riservata solo ai professionisti, sappi che non è così.
Come ogni cosa, va capita: bisogna conoscerne la tecnica, capire cosa offre e poi lasciarsi andare. Fare, rifare, sbagliare. Solo con l’esperienza arriva la vera acquisizione.
A me l’acquarello piace proprio per questo. Per realizzare una tavola bisogna pensare al processo: dove mantenere le luci, dove scurire, quali colori usare, come procedere passo dopo passo.
È una tecnica delicata e mutevole, soprattutto negli sfondi. Si può immaginare un effetto, ma lavorando bagnato su bagnato accadono spesso cose inaspettate: l’acqua si muove, crea macchie e sfumature uniche, difficili, secondo me, da ottenere con altre tecniche.
Il risultato è qualcosa di etereo, quasi magico. Ed è profondamente affascinante.
E poi, diciamolo: è anche rilassante e terapeutico. Come ogni forma d’arte, praticarla porta benessere, cambia il modo in cui guardiamo ciò che ci circonda e anche ciò che abbiamo dentro.
Qualcosa, piano piano, si aggiusta.
I problemi si ridimensionano.
Se sei arrivata fin qui, probabilmente anche tu hai un legame speciale con il colore, con il disegno o con la voglia di creare, anche quando la vita prende altre strade.
Spesso pensiamo di non essere “abbastanza bravi” per certe tecniche, o di essere arrivati troppo tardi. Io non credo sia così.
Cosa ti frena oggi dal dipingere di più, o dal ricominciare?
Scrivimelo: questo spazio è anche per chi sta ancora cercando il coraggio di provarci.